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I DISTURBI DELLA VOCE

12 Febbraio 2021

La voce è il risultato di notevoli e complesse interazioni che coinvolgono più strutture dell’apparato respiratorio: durante l’espirazione, l’aria espulsa dai polmoni in direzione della trachea verso la laringe, passa attraverso la glottide e determina la vibrazione delle corde vocali. La tensione delle pieghe vocali varia e produce una vasta gamma di suoni, che vengono poi modellati dagli organi superiori. La variazione di tensione delle cc.vv e di dimensione della laringe determina, poi, l’intensità del suono. La qualità vocale e il volume, invece, dipendono dall’azione di laringe, cavità orale, cavità nasali e seni paranasali. L’emissione del linguaggio articolato dipende, infine, da movimenti volontari di lingua, denti, labbra e guance. Danni ad una qualsiasi di queste strutture possono portare ad un’alterazione nella produzione o nel controllo della voce.

Il termine disfonia indica un’alterazione qualitativa e/o quantitativa della voce, che può essere momentanea o duratura nel tempo. Tale alterazione consegue ad una modificazione strutturale e/o funzionale di uno o più organi coinvolti nella produzione vocale o ad un’inadeguatezza delle relazioni dinamiche fra le diverse componenti dell’apparato pneumo-fonico. Esistono diverse tipologie di disfonia e vengono classificate in base agli agenti eziologoci:

  • Disfonie Disfunzionali Semplici: sono dovute ad abuso vocale, ovvero a scorretto o eccessivo utilizzo della voce. Sono le più diffuse, soprattutto tra chi ha un elevato carico vocale giornaliero (insegnanti, attori, operatori call center, professionisti vocali…). Se non adeguatamente riconosciute e trattate, frequentemente esitano in edemi, noduli o polipi delle corde vocali e ulcere da contatto (in tal caso, si parlerà di Disfonie Difunzionali Complesse).
  • Disfonie Organiche: sono causate da condizioni mediche e fisiche. Si tratta di danni organici o lesioni neurologiche. Si tratta, ad esempio, di traumi, eventi ischemici, paralisi dei nervi cranici (in particolare il laringeo ricorrente), patologie neuro-degenerative, patologie oncologiche…
  • Disfonie Psicogene: non riconducibili a eziologia organica o disfunzionale, ma quanto più ad una autoproduzione dell’alterazione a seguito di disturbi psicologici del paziente. Spesso le difficoltà (vocali e mentali) non sono riconosciute dal soggetto.

I disturbi della voce possono presentarsi con sintomi diversi che variano in base al soggetto e alla patologia di base. Inoltre, anche l’influenza sulla vita quotidiana e la percezione dell’alterazione è estremamente varia e soggettiva: uno stesso sintomo può essere completamente invalidante per un paziente così come può essere ritenuto poco significativo da un altro. Nel riconoscimento dei sintomi è, dunque, bene capire il peso che viene attribuito loro dal soggetto.

I sintomi più frequenti sono:

  • Raucedine: è il sintomo più frequente ed è il primo segno che permette al soggetto di riconoscere la presenza di un disturbo vocale (altri sintomi sono così immediatamente riconducibili a disfonia). Spesso compare in associazione con malattie infiammatorie.
  • Voce debole o affaticata: disturbo della voce caratterizzato da diminuzione e affievolimento dell’intensità oppure dall’interruzione della nota, tipica degli stati di stanchezza dell’organo vocale.
  • Voce tremula o instabile: la voce non è costante nel tempo. Il timbro e l’intensità vocale variano frequentemente e la voce risulta come tremante.
  • Afonia: completa perdita della voce. Può essere improvvisa o graduale, momentanea o cronica. Frequentemente associata a forte tensione fisica o psichica.
  • Fame d’aria: avviene quando, in eloquio, si ha mancanza d’aria e ci si sente affaticati durante una conversazione. Spesso, in questo caso, si tende anche a parlare più velocemente, al fine di produrre più parole prima che l’aria espiratoria si esaurisca. Questo, però, può portare ad un’articolazione imprecisa e, dunque, ad un deficit di intelligibilità.
  • Dolore laringeo: può presentarsi sia in fonazione che a riposo e può essere conseguente alla continua e prolungata tensione delle corde vocali.
  • Gonfiore al collo
  • Difficoltà di deglutizione
  • Tosse e mal di gola
  • Difficoltà respiratorie

In caso di riconoscimento di uno o più di questi sintomi, è consigliato effettuare una valutazione ed individuare le problematiche alla base dell’alterazione vocale. Per un corretto inquadramento diagnostico del soggetto disfonico è necessaria una valutazione multidimensionale, che prende in considerazione diversi aspetti fisici, psicologici ed emotivi del paziente e che viene effettuata da più professionisti in collaborazione. Tra le varie figure professionali, intervengono alla valutazione della disfonia anche (e soprattutto) l’otorinolaringoiatra, il fisiatra, il neurologo, il logopedista, lo psicologo.

La valutazione consiste in più parti: colloquio anamnestico (molto importante per individuare alcune abitudini che possano incidere sulla qualità vocale); esame obiettivo morfologico-funzionale; valutazione percettiva della voce; autovalutazione della qualità vocale da parte del paziente.

Se necessario, si utilizzano anche indagini strumentali, quali la laringoscopia indiretta, la fibroendoscopia e la laringostroboscopia.

A seguito di valutazione ed eventuale diagnosi, è possibile effettuare un trattamento logopedico di riabilitazione della qualità vocale. Il logopedista illustrerà al paziente le più adeguate norme di igiene vocale da seguire costantemente, le abitudini scorrette da evitare e gli ausili e le tecniche che può adottare durante l’eloquio. Il trattamento, poi, proseguirà con esercizi specifici e mirati, volti al potenziamento della dinamica respiratoria, al detensionamento muscolare (in particolare del distretto capo-collo), al raggiungimento di una più adeguata qualità vocale e al miglioramento delle componenti di intensità, frequenza e timbro vocale. L’obiettivo principale del trattamento è quello di promuovere il benessere del paziente e, quindi, di rendere la qualità vocale non solo migliore, ma adatta alle esigenze e alle richieste del paziente.

 

 

 

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Difficoltà di linguaggio: quando rivolgersi ad un logopedista

29 Gennaio 2021

“Mio figlio non parla bene, mi devo preoccupare?”. Spesso la risposta a questa domanda é negativa, ma com’è possibile capirlo? Difficile dirlo con certezza, ma esistono dei segni, dei comportamenti che, se presenti durante lo sviluppo del bambino, possono rassicurare il genitore. Osserviamoli insieme.

 

I segni di un adeguato sviluppo del linguaggio si possono già notare verso i 6/7 mesi di vita, periodo in cui dovrebbe comparire la lallazione, ovvero la combinazione di consonanti e vocali in ripetizione di sillabe uguali (pa-pa, ba-ba, la-la). Tali produzioni, inizialmente, non vengono utilizzate a scopo comunicativo intenzionale, bensì si tratta di un allenamento e gioco articolatorio del bambino.

 

In seguito, verso i 9-12 mesi, compare una comunicazione più intenzionale, espressa mediante i primi gesti comunicativi: questi segni vengono utilizzati in modo intenzionale dal bambino, il quale conosce l’effetto che questi avranno sull’interlocutore. La prima funzione per cui vengono utilizzati è quella richiestiva (il bambino indica un oggetto perché lo vuole); successivamente compaiono i gesti dichiarativi (utilizzati per la condivisione di qualcosa: il bambino indica per fare vedere, mostrare qualcosa che cattura la sua attenzione e per condividere il suo interesse).

 

Al fine di riconoscere un adeguato sviluppo del linguaggio, è importante anche analizzare le competenze in input: la comprensione orale. Fino a 12 mesi il bambino comprende situazioni familiari o ritualizzate e frasi ricorrenti ed usuali. Successivamente inizia a comprendere e ad eseguire piccoli compiti su richiesta (“dammi …” “prendi…”).

 

Verso la fine del primo anno di vita (12 mesi), il bambino inizia ad acquisire degli schemi di azione con oggetti, i gesti rappresentativi. Questi sono movimenti delle mani o del corpo che il bambino associa a significati relativamente stabili, che non variano in base al contesto.

 

Le prime parole, la forma più evidente dello sviluppo linguistico, compaiono attorno ai 18 mesi: dopo un periodo in cui inizia a produrre suoni che assomigliano alle parole dell’adulto, il bambino scopre che le cose, le azioni, gli eventi si possono nominare. Inizia, quindi, la fase della denominazione. In questo periodo il bambino parla tra sé e sé durante il gioco e inizia ad usare molte parole sociali (sì- no- dammi- guarda- grazie).

 

All’incirca a 20 -24 mesi (2 anni), il vocabolario produttivo del bambino raggiunge le 50 parole. È qui che iniziano a comparire le prime combinazioni di 2 parole. Da qui in poi si osserva una vera e propria “esplosione del vocabolario” il quale cresce non solo quantitativamente, ma anche qualitativamente: aumenta notevolmente la percentuale di verbi e aggettivi prodotti.

Inoltre, in questo periodo il bambino inizia a comprendere ordini e frasi decontestualizzati.

 

Successivamente continua lo sviluppo sintattico: aumentano e si stabilizzano le frasi nucleari (ancora incomplete), poi iniziano a comparire alcuni ampliamenti al nucleo e verso i 33 mesi prevalgono le frasi complesse e complete.

 

Queste, dunque, sono le tappe principali dello sviluppo linguistico: se le riconosce e individua nel proprio figlio, il genitore non deve allarmarsi.

Può iniziare a preoccuparsi, invece, quando si evidenziano alcuni campanelli d’allarme specifici, quali:

  • 5-10 mesi: mancanza di lallazione
  • 12-14 mesi: assenza di gesti comunicativi
  • 12 mesi: assenza di gesti rappresentativi
  • 20 mesi: non comparsa delle prime parole
  • 24 mesi: meno di 50 parole prodotte
  • 24-30 mesi: non comprensione di ordini non contestuali.

 

In definitiva, è bene rivolgersi ad un logopedista per valutare la situazione quando:

all’età di 2 anni,

il bambino ha un vocabolario espressivo inferiore alle 50 parole e,

dunque, è ancora assente la capacità combinatoria.

 

 

Bibliografia

Camaioni, L. (2001). Psicologia dello Sviluppo del Linguaggio. Il Mulino.

Disturbi Specifici del Linguaggio (DSL). (s.d.). Tratto il giorno 02 2018 da www.trainingcognitivo.it: http://www.trainingcognitivo.it/disturbi-specifici-del-linguaggio-dsl/

Le tappe del Linguaggio. (s.d.). Tratto da Le scienze cognitive: www.cognitivescienze.altrevista.org

Sabbadini, L. (2013). Disturbi specifici del linguaggio, disprassie e funzioni esecutive. Springer Verlag.

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Il logopedista

16 Ottobre 2020

Spesso, quando dico di essere una logopedista, mi viene chiesto di cosa mi occupo e in cosa consiste il mio lavoro. Alcune persone ricollegano la figura del logopedista esclusivamente ai bambini e spesso solo a disturbi articolatori o di fluenza (la balbuzie). In realtà il logopedista opera su uno spettro più ampio di soggetti e di disturbi o patologie.

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https://www.giuliamorandi.it/wp-content/uploads/2020/10/il-logopedista-2.jpg 227 340 giuliamorandi-it https://www.giuliamorandi.it/wp-content/uploads/2020/10/logoGM2-300x78.png giuliamorandi-it2020-10-16 13:46:122020-10-19 17:53:56Il logopedista

La disfagia

15 Ottobre 2020

La disfagia è il termine medico per definire la difficoltà di passaggio dei cibi e delle bevande dalla bocca fino allo stomaco. Si tratta di difficoltà e alterazioni della funzione deglutitoria, la quale è composta da diverse fasi, volontarie e involontarie:

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